Rispettando il pronostico, anche se sudato molto più di quanto ci si aspettase, è il defender Alinghi a conquistare la 32esima edizione dell’America’s Cup.
Una sfida avvincente, vicinissima, fra scafi di quasi ugual valore, fra i migliori velisti del mondo (e forse di tutti i tempi visto che c’è chi è alla quarta vittoria -consecutiva-). A detta di molti esperti del settore, una delle America’s Cup più belle della storia del trofeo che per la seconda volta, a distanza di quasi 160 anni, si disputava di nuovo in Europa. Onore ai “veri” neozelandesi, sconfitti ma mai domi, fino all’ultimo secondo di questa sfida.
Alinghi batte un altro record: dopo essere stato il primo challenger a portare l’America’s Cup in Europa, è il primo defender ha tenere la coppa in Europa.
Il sindacato di Ernesto Bertarelli (è soprattutto lui nella storia) vince la sua doppia sfida, sportiva ed organizzativa. La 32esima AC è stata impeccabile: a parte la prima settimana di non-vento che ha un pò annoiato e rallentato la LVC, poi è andato tutto a meraviglia, con regate spesso molto belle, molto combattute, su un campo di regata ‘nuovo’ ma che s’è mostrato tanto impegnativo quanto affidabile grazie alla sua sea-breeze dai quasi canonici 110° bussola. Il nuovo format con 13 atti che han fatto tappa a Malmoe, Marsiglia, la stessa Valencia e la nostra Trapani, che tanto spaventava i challengers perchè si temeva avrebbe portato grandi vantaggi al defender, s’è rivelata geniale -soprattutto dal punto di vista commerciale
- e non ha creato alcuna netta disparità fra Alinghi e l’avversario. Basti pensare che era dal ‘92 (America3 vs. Il Moro 5-1) che un’AC non finiva con il risultato di 5-0 (con grandi gap all’arrivo) delle ultime tre edizioni.
Per non parlare di quanto è stato bello vedere gli scafi di presenza, di quanto era potenzialmente facile raggiungere Valencia ed assistere alla competizione sportiva più antica in assoluto.
Probabilmente da un punto di vista meramente sportivo sarebbe stata giusta una vittoria di NZL, un team che appare, più che Alinghi, fatto di passione, sudore, mani coi calli, pelle seccata dal sole e dalla salsedine (tranne che per Hutchinson e Hall, grondanti di crema solare
). Ha invece vinto la tecnologia, un team più esperto (età media 39.5), un Butterworth che all’ultima regata ha avuto il colpo di genio che ha inflitto la decisiva penalità ai neozelandesi ma senza dimenticare l’apporto del diligente Ed Baird, del navigatore Juan Vila, degli italiani Cico Rapetti e Lorenzo Mazza dei veterani “4-time-AC-winners” Warwick Fleury, Murray Jones, Dean Phipps, Simon Daubney (oltre al già citato Butterworth).
Che dire, si chiude un’edizione memorabile, bellissima, soprattutto per noi europei… per me e il caro Bruno che abbiamo avuto l’occasione di vivere in prima persona l’atto di Trapani: giornata indimenticabile.
E si pensa già alla 33esima edizione: un minuto dopo la vittoria nella settima regata di Alinghi, sulla barca da crociera di Bertarelli, i rappresentati di Desafio lanciavano la nuova sfida i cui dettagli del protocollo verranno esposti domani pomeriggio, proprio da Bertarelli. Si fanno tante voci ma a questo punto aspettiamo le comunicazioni di domani…
byezZz
:afro:
p.s: CHE BELLA LA VELA !!!!!
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